Cicely Saunders, che si è presa cura degli incurabili, il romanzo di Emanuel Exitu, di Tiziana Palmieri


Condividi il link

Narrativa e Poesia  

Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, esattamente nell'ottobre del 1943, quando le allieve infermiere dell'ultimo anno della Nightingale Training School for Nurses lasciano Londra dirette a un ospedale allestito per curare i feriti di guerra. Tra loro Cicely Saunders spicca per altezza e originalità: rendendosi conto di come per la medicina dell'epoca i morenti siano semplicemente cause perse, si mette in testa di fare qualcosa per loro, con una caparbietà che la porterà a inventare le cure palliative e, nel 1967, il primo hospice moderno. L'aggettivo palliativo proviene dal latino pallium, mantello. Come un mantello, infatti, le cure per i malati terminali avvolgono e accompagnano la sofferenza di chi è prossimo alla morte, alleviandone il peso e dando dignità agli ultimi istanti di vita.
Non è un tipo socievole Cicely e la sua storia incuriosisce le compagne di corso: rampolla di una famiglia benestante, aveva lasciato Oxford per impegnarsi come infermiera. Ci deve essere sotto qualcosa, si dicono, per di più visto che alla "veneranda" età di 26 anni non aveva nessun pretendente all'orizzonte. La chiamano Giraffa per la sua altezza e Nonna per la sua età. Anche dopo, quando lascerà la professione di infermiera prima, e di assistente sociale dopo, per prendere la laurea in Medicina, sarà sempre fuori sincrono rispetto alle tappe forzate dell'educazione delle fanciulle dell'epoca.
Eppure, più che indietro, Cicely, è in realtà avanti rispetto alle convenzioni e alla medicina del suo tempo. Infatti, l'essenza delle professioni sanitarie, l'ascolto del paziente, raggiunge nelle cure palliative il culmine massimo: dovranno passare ancora anni per rimettere al centro il malato in una scienza medica sempre più parcellizzata sulle singole specializzazioni e sempre meno attenta all'insieme della persona ("I medici non ti guardano mai in faccia, puntano dritti al problema come i meccanici quando setacciano un motore.")
Il romanzo percorre le tappe, o meglio, gli incontri che hanno portato Saunders a costruire il primo hospice: dal capitano Williamson, che non riesce ad aiutare pur cambiando i dosaggi della morfina e osservando il paziente fino allo sfinimento ("niente da fare", recita il titolo del capitolo), a David Tasma, intercettato durante gli anni da assistente sociale, quando era già terminale. "Mi piacerebbe vivere gli ultimi giorni in casa mia. Non è giusto morire in ospedale" - le dice. E Cicely capisce che "una casa-ospedale: una casa specializzata come un ospedale e un ospedale caldo come una casa" è ciò di cui necessitano i morenti. Ci saranno altri incontri, e ci sarà la famiglia che pur scossa dalle decisioni sempre spiazzanti di Cicely, la sosterrà nelle sue iniziative, finché il sogno di una casa-ospedale non diverrà realtà.
Per il suo operato Cicely Saunders riceverà prestigiosi riconoscimenti, come la laurea honoris causa a Yale.
È morta di cancro nel 2005 all'età di 87 anni, presso il St. Christopher's Hospice, da lei stessa fondato. A tutt'oggi le procedure seguite da Saunders per il suo Hospice sono considerate dall'Organizzazione mondiale della sanità il gold standard per migliorare la qualità della vita dei malati terminali.
Ma di cosa à fatta la speranza che ha guidato Cicely fino a questi risultati? Nel commentare il romanzo di Emmanuel Exitu, il poeta e scrittore Daniele Mencarelli ha osservato che "Emmanuel mette assieme tutti gli ingredienti che portano al grande romanzo. Una protagonista straordinaria, una storia che non cede mai il passo, e, su tutto, una scrittura viva, capace di essere testimone della più misteriosa delle virtù". Proprio così: la speranza è fatta della fede travagliata della protagonista e di quella ingenua e forte di suor Teresa, che la accompagnerà costantemente; è fatta "di molti ingredienti", tutti apparentemente insignificanti, ma utili a dare sollievo ai malati. È fatta "di infermiere e dottori che fanno una cosa mai fatta prima in medicina, si siedono sui letti delle persone e parlano con loro". La speranza, in definitiva "è fatta di cose che hanno bisogno di qualcuno che le faccia accadere", "è un posto dove puoi morire scoppiando di vita".
I temi trattati sono esplorati dalla scrittura avvolgente di Exitu, che invita a soffermarsi, a rileggere, a riflettere, trovando punti di consonanza con il racconto: una lettura che muove a riflettere e a mettersi in discussione.

Scarica il pdf