Gurnah, premio Nobel per la Letteratura. Nella memoria la strada per il futuro, di Franca Rizzo


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Poesia e Narrativa

Anche quest'anno l'Accademia svedese ha spiazzato tutti i pronostici dei bookmaker di professione ed ha assegnato il Nobel per la Letteratura ad uno scrittore del continente africano, Abdulrazak Gurnah. Nome quasi sconosciuto in Italia (basti dire che al momento in cui è stata resa pubblica la sua vittoria, su Wikipedia in italiano non c'era nemmeno una voce dedicata a lui). In verità, Garzanti in passato aveva pubblicato tre dei suoi romanzi che comunque, oggi, sono fuori catalogo. Motivazione dell'assegnazione: "per la sua intransigente capacità di penetrare con pietà e senza compromessi negli effetti del colonialismo e nel destino dei rifugiati, nel divario tra culture e continenti".
Gurnah è oggi cittadino britannico e stimato professore di Letteratura all'Università del Kent (Canterbury) ma giovanissimo ha dovuto fare i conti con la violenza, lo strappo dalla terra natia, l'abbandono degli affetti, temi che compaiono in gran parte dei suoi romanzi e racconti.
Nato a Zanzibar (Tanzania) nel 1948, arriva in Inghilterra come rifugiato alla fine degli anni sessanta. Nel 1963 Zanzibar viene sconvolta da una rivoluzione che porta alla persecuzione dei cittadini di origine araba. Gurnah, appartenente ai gruppi etnici perseguitati, è costretto ad allontanarsi dal suo Paese. In quarant'anni di carriera ha scritto 10 romanzi in cui, pur trasfigurato e rielaborato, domina l'elemento autobiografico. I primi tre, Memory of Departure (1987), Pilgrims Way (1988) e Dottie (1990), documentano l'esperienza degli immigrati nella Gran Bretagna contemporanea, vista da differenti prospettive individuali; Paradise (1994), è ambientato nell'Africa orientale coloniale durante la prima guerra mondiale ed è stato selezionato per il Booker Prize for Fiction; Admiring Silence (1996) racconta la storia di un giovane che lascia Zanzibar ed emigra in Inghilterra, dove si sposa e diventa insegnante, per far ritorno nel suo paese natale 20 anni dopo; Dal mare (2001) è narrato in prima persona da Saleh Omar, un anziano richiedente asilo che vive in una cittadina di mare inglese; infine il suo ultimo romanzo, Afterlives, è del 2020 e racconta gli atti di resistenza all'occupazione coloniale tedesca in Africa orientale nei primi del Novecento.
Nei suoi scritti sono spesso presenti figure di docenti, dottorandi e studiosi. Ciò rende la figura dello scrittore un costante "doppio" dei suoi personaggi. L'isola di Zanzibar, tanto amata e da cui lo scrittore da giovanissimo è stato costretto a fuggire, appare come il centro del suo immaginario, e si sovrappone all'Inghilterra, dove ha studiato e si è costruito una nuova identità, sempre fortemente legata alle origini, mai dimenticate. In una intervista Gurnah afferma che Zanzibar è dentro di lui ogni giorno, perché i luoghi di origine da cui si emigra restano parte integrante della propria esistenza.
La sua lingua materna è lo swahili ma ha usato da subito un inglese arricchito di espressioni swahili e arabe. La sua parola ha acquistato, così, un potere evocativo con una affascinante dimensione sensoriale di profumi, suoni e colori legati alla terra e al mare. Come in By the sea dove l'ud-al kamari (l'incenso) lascia una scia aromatica capace di richiamare la memoria del passato che il rifugiato porta con sé nel suo viaggio verso il futuro, un futuro sempre legato al passato.
Nicoletta Brazzelli, docente di Letteratura inglese contemporanea alla Statale di Milano, autrice di un saggio su Gurnah (L'enigma della memoria, Ed.Carrocci), ha dichiarato che i romanzi del tanzaniano sono tutt'altro che semplici; la loro lettura richiede attenzione, pazienza, passione. Non c'è nulla di scontato e di immediato, ci vuole tempo per apprezzarne pienamente il valore.
Appena contattato al telefono poco prima dell'annuncio ufficiale Gurnah era stupito: "Ho pensato che fosse uno scherzo", ha detto. "È stata una tale sorpresa che ho aspettato fino a quando l'ho sentito annunciare prima di poterci credere". Le prime dichiarazioni sono state sul dramma dei migranti: "Sono arrivato in Inghilterra quando espressioni come richiedente asilo non erano le stesse: oggi sempre più persone stanno lottando e scappando dagli stati terroristici. Molte di queste persone fuggono per necessità". Ancora in un audio pubblicato nel sito web della Fondazione Nobel ha invitato l'Europa a considerare i rifugiati dall'Africa come una ricchezza, non arrivano "a mani vuote".
Gurnah non concede al lettore il lieto fine ma sicuramente consegna una grande verità: la storia si costruisce con uomini che guardano al futuro ma non dimenticano ciò che li ha generati. Non poteva che essere questo il suo saluto su twitter: "I dedicate this Nobel Prize to Africa and Africans and to all my readers. Thanks." Scarica il pdf