Un romanzo per iniziare l'anno, di Tiziana Palmieri


Condividi il link

Categorie: Attualità   Poesia e Narrativa

Sul finire del mese di agosto mi è capitato di leggere un romanzo, Almarina, di Valeria Parrella (Edizioni Einaudi), che casca a fagiolo per il periodo di avvio dell'anno scolastico che ci apprestiamo a vivere, da educatori, da genitori, da alunni, da nonni.
Le protagoniste sono due donne, accomunate da un passato greve: per questo si comprendono, anche se per tutto il resto si trovano agli antipodi. La giovane detenuta romena, che dà il titolo al romanzo, ed Elisabetta Maiorano, insegnante di matematica presso la sezione carceraria di Nisida. La trama si snoda tra dentro e fuori Nisida. Ma dire "dentro il carcere" non ha una connotazione in senso negativo, anzi. Grazie all'isolamento e a un direttore-maestro il "dentro" per i ragazzi è un guscio protettivo, dove è possibile incontrare dei riferimenti positivi. "Dentro" è anche il luogo della sincerità dei rapporti: per entrare si viene, non solo simbolicamente, spogliati di telefono, documenti e altri orpelli: "Non ho più niente, e se qualcosa ho da prendere o da giocare deve essere con me", dice Elisabetta.
In carcere c'è la possibilità di cambiare e Parrella sembra suggerire che ciò avvenga nel rapporto positivo con un adulto. "Per salvarsi basterebbe in fondo incrociare sui propri passi un maestro, uno soltanto, capace di mettere in discussione la propria esistenza - o il mondo intero - per piantare una rosa e educare una lucertola" - ha scritto Stefano Molosso, commentando il romanzo.
Lo dice a un certo punto la docente protagonista del romanzo:
"Io mi sono legata ad Almarina così, mentre guardavamo il mare, e le ho raccontato che mio marito era un magnifico nuotatore.
"Io non so nuotare", lei mi ha detto allora.
E io: "Si può imparare sempre, anche da grandi". "E questa risposta non significava solo quello che dicevo: significava che le avrei insegnato a nuotare".
Chiudendo il libro, mi sono chiesta: da dove partire in questo avvio di anno scolastico? Dalle regole anti-Covid? Certamente, sono prescrizioni importanti, per il benessere di tutti. Ma la Scuola non è un ospedale. Deve essere un ambiente sano, di sicuro. Ma cosa vuol dire "sano"? Non è un sinonimo di igienizzato. La Scuola è un luogo sano se accoglie, se sostiene il cammino di chi ci lavora e di chi la frequenta. Se facilita l'incontro con un adulto che insegni. Se tra i suoi corridoi è possibile incrociare un maestro.
Per molti, credo per tutti, aver incrociato quel maestro è parte dell'esperienza: uno sguardo positivo sulla propria storia, in cui si possono con facilità isolare incontri significativi che hanno lasciato un'impronta indelebile nel nostro percorso di crescita, è quello che ci vuole per affrontare l'anno scolastico che comincia, nella speranza che i piccoli e i giovani trovino in noi un maestro.
Di questo c'è veramente bisogno. Non si tratta di sentirsi portatori di verità precostituite o risposte fornite a domande neanche formulate, ma di essere capaci di mettere, e metterci, in discussione. Il maestro è un "connettore tra chi viene prima e chi viene dopo (e non solo in senso temporale): mediazione necessaria tra ciò che già c'è e ciò che ancora può nascere e prendere forma. Quando viene tenuta distinta dal potere, l'autorità può essere vista come una struttura - una 'porta' - che, mentre inquadra - definendo così una prospettiva, una direzione -, al tempo stesso apre a un avvenire che ancora non c'è ma che pure non inizia dal nulla." (M. Magatti)

Scarica il pdf