In cammino con Dante, di Patrizia Scirè


Condividi il link

Società   Attualità   Poesia e narrativa

Il 25 marzo scorso, nel settimo centenario della morte di Dante Alighieri, tra le molteplici iniziative organizzate per celebrare il Sommo Poeta, Papa Francesco pubblicava la Lettera Apostolica Candor lucis Aeternae. Perché proprio il 25 marzo? In quel giorno la Chiesa celebra la Solennità dell'Annunciazione del Signore, ovvero il Mistero dell'Incarnazione che segna la storia di tutta l'umanità, ma anche la vicenda umana e letteraria di Dante. Il 25 marzo del 1300 è il giorno in cui, secondo gli studiosi, Dante iniziava il suo viaggio nell'aldilà, ma è anche il giorno in cui a Firenze si celebrava il Capodanno e tale data era associata sia alla creazione del mondo sia alla redenzione operata da Cristo sulla Croce. Essa pertanto, sottolinea il Papa, "invita a contemplare il disegno d'amore che è il cuore stesso e la fonte ispiratrice dell'opera più celebre del poeta, la Divina Commedia".
Nella sua prima Enciclica, la Lumen Fidei, Papa Francesco proponeva di leggere la Commedia come "un grande itinerario, anzi come un vero pellegrinaggio, sia personale e interiore, sia comunitario, ecclesiale, sociale e storico... il paradigma di ogni autentico viaggio in cui l'umanità è chiamata a lasciare quella che Dante definisce l'aiuola che ci fa tanto feroci (Par. XXII, 151) per giungere ad una nuova condizione segnata dall'armonia, dalla pace, dalla felicità".
L'itinerario intrapreso da Dante ha un punto di partenza, "il desiderio, insito nell'animo umano" e un punto di arrivo, "la felicità, data dalla visione dell'Amore che è Dio". Questo "cammino del desiderio" ha bisogno di una guida: fin dalla prima tappa, il grande poeta latino Virgilio gli indica la meta e la strada spronandolo a non cedere alla paura e alla stanchezza: "Ma tu perché ritorni a tanta noia?/perché non sali il dilettoso monte/ch'è principio e cagion di tutta gioia?" (Inf. I, 76-78). Dante non è mai solo nel cammino e quando Virgilio avrà portato a termine il suo compito, egli si lascerà guidare da Beatrice e da San Bernardo perché "non ci si salva da soli, sembra ripeterci il Poeta". E che dire delle presenze femminili, Maria, Beatrice, Lucia, decisive perché Dante intraprenda il suo viaggio e lo porti a compimento!
Ma condizione fondamentale di un cammino umano è la libertà perché "il destino eterno dell'uomo - suggerisce Dante, narrandoci le storie di tanti personaggi, illustri o poco conosciuti - dipende dalle sue scelte, dalla sua libertà: anche i gesti quotidiani e apparentemente insignificanti hanno una portata che va oltre il tempo, sono proiettati nella dimensione eterna". Lungo questo percorso, Dante scopre anche la missione a lui affidata e "da uomo apparentemente fallito e deluso, peccatore e sfiduciato, si trasforma in profeta di speranza".
L'iniziativa del Papa si spinge oltre ponendo a se stesso e a tutti gli uomini alcune urgenti domande: "... L'opera del Sommo Poeta suscita anche alcune provocazioni per i nostri giorni. Cosa può comunicare a noi nel nostro tempo? Ha ancora qualcosa da dirci, da offrirci? Il suo messaggio ha un'attualità, una qualche funzione da svolgere anche per noi? Ci può ancora interpellare?"
In un momento storico, come quello che stiamo attraversando, segnato da oscurità, incertezza, sfiducia, il Papa ci invita non appena a leggere, analizzare, commentare il poema di Dante, ma a farci suoi compagni di viaggio "superando le selve oscure in cui perdiamo l'orientamento e la dignità". In questo cammino tutti possono inserirsi perché "la Misericordia di Dio offre sempre la possibilità di cambiare, di convertirsi, di ritrovarsi e ritrovare la via verso la felicità".

Scarica il pdf