La grande Porta di Kiev, tra Utopia e Speranza, di Carmen Soraci


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Categorie: Musica

Viktor Hartmann, pittore e architetto russo della metà dell'800, aveva progettato una porta monumentale per la città di Kiev in stile rinascimentale, con cupola a forma di elmo slavo, in onore dello zar Alessandro II, per commemorare lo scampato tentativo di assassinio del monarca nell'aprile del 1866. Il progetto risultò vincitore ad un concorso nazionale, ma poi i piani per costruire la struttura furono abbandonati.
L'anno successivo alla precoce morte di Hartmann, fu allestita, in ricordo del pittore, una mostra di più di 400 fra disegni, scenografie e acquerelli all'Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo e il musicista M. Musorgskij, suo amico, volle ricordarlo scrivendo una suite di brani pianistici intitolata "Quadri di una esposizione".
La composizione si presenta come un percorso ideale in cui si alternano pagine descrittive (i Quadri) a brevi episodi musicali che indicano lo spostamento del visitatore da una sala all'altra e ne descrivono il mutato stato d’animo (Promenade).
In questa opera, il musicista ci trascina tra le reminiscenze della sua infanzia, nel regno leggendario e fiabesco del fantasmagorico mondo russo. Così il commosso ricordo di una amicizia diventa occasione per un geniale affresco della sua nazione. A Ravel spetterà il merito di aver trascritto la composizione per orchestra ricreando con i vari strumenti la ricchezza timbrica dell'originale.
Alla fine del percorso espositivo, due quadri concludono l'opera in maniera significativa: "La capanna di Baba Yaga" e la "Grande porta di Kiev" che rievoca il progetto di Hartmann.
Il primo inizia lanciando l'ascoltatore in una atmosfera violenta con accompagnamento ossessivo e feroce; salti e incantesimi sono descritti da acciaccature e dissonanze. È Baba Yaga! Una grottesca e diabolica strega della tradizione russa, mezzo pennuto e mezzo orologio, e la sua capanna si erge su enormi zampe di gallina.
È chiaro che un'immagine simile non poteva che condizionare la fantasia di Musorgskij quando era bambino, dai racconti della sua nutrice! Il clima è tetro e di paura..., sentimenti che andranno a scomparire alla fine di un furioso inseguimento verso l'ultimo quadro che esplode all'improvviso: la rassicurante Grande Porta di Kiev. Il tema, ad ampi e maestosi accordi, è una chiara celebrazione del nazionalismo culturale ottocentesco. Ad esso si alternano momenti più meditativi dove fagotti e clarinetti imitano la sonorità dell'organo. È un brano improntato ad una compostezza sacra tipica del rito ortodosso, con suono di campane e processione di monaci. Il tema della Promenade ritornerà tre volte in un crescendo sempre più infervorato fino alla fine.
Ma la "Porta", che non esiste ma è raffigurata dalla musica, ha anche un valore simbolico, chiude la composizione ma apre verso il nuovo, spinge ad andare oltre con grande speranza e fiducia nel futuro. E il canto mistico che immagina il musicista per esaltare la sua terra, diventa corale, espressione di tutto un popolo.

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