In cerca di compagnia, di Francesco Riggi


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Scienza e Tecnologia  

"Toc, toc, c'è qualcuno?" Dopo l'arrivo delle ultime sonde in prossimità di Marte, alcune delle quali atterrate sul suolo del pianeta rosso, pronte ad iniziare un'esplorazione più dettagliata, alla ricerca di tracce, anche essenziali, di organismi viventi, è sempre viva la domanda sulla esistenza o meno della vita al di fuori della nostra Terra. Una domanda alla quale è già difficile dare una risposta limitandosi all'interno dei confini del Sistema Solare, immaginiamo poi se volessimo estendere la domanda all'intera Via Lattea, la nostra Galassia, con i suoi 400 miliardi di stelle, la maggior parte delle quali dotata di pianeti.
Eppure, nonostante le difficoltà oggettive, e la tempistica certamente di lunga durata, se pensiamo che un eventuale viaggio verso il sistema planetario a noi più vicino (Proxima Centauri B, a poco più di 4 anni luce da noi) durerebbe migliaia di anni con le tecnologie odierne, la domanda è sempre attuale, riflette il desiderio di ogni persona di conoscere il suo ruolo nell'universo, il desiderio di capire se potrà mai avere una compagnia, anche dall'altra parte dell'universo, come i parenti lontani che magari non abbiamo mai visto ma che sappiamo esistere.
Recentemente, il tema è stato affrontato in un dibattito promosso dall'Associazione Euresis, che ha valorizzato il testo di Paolo Musso (La vita extraterrestre. Stato della ricerca, prospettive future e implicazioni culturali, Edizioni Studium). L'autore, da tempo impegnato anche in progetti scientifici legati alla ricerca di evidenze in questo settore, ha affrontato il tema non solo discutendo gli aspetti scientifici e tecnologici del problema, ma anche le sue implicazioni sociali, filosofiche e religiose, fino alla posizione espressa dal Papa Emerito Benedetto XVI in una lettera personale a lui indirizzata.
Non si tratta infatti di affrontare la questione in modo fantascientifico o sensazionalista. La domanda è lecita anche sul piano scientifico, oltre che filosofico e religioso, e merita lo sforzo che da decenni, e su molti fronti, gruppi numerosi di ricercatori conducono. Dal calcolo della probabilità che la vita possa esistere altrove, basata sulle proprietà della vita così come la conosciamo sulla Terra, alla ricerca paziente di segnali radio di origine artificiale mediante grandi radiotelescopi, alla ricerca diretta di evidenze nei corpi celesti a noi più vicini, quelli che tutto sommato possono essere raggiunti in alcuni mesi di viaggio.
E, dentro questi tentativi, il problema del linguaggio: cosa e come comunicare ad altre ipotetiche civiltà, in caso avessero avuto uno sviluppo con tempi simili ai nostri, e non fossero molto più indietro o molto più avanti nella scala evolutiva? Problematiche sulle quali si lavora ormai da decenni in modo consistente. Senza avere alcun preconcetto o posizione dogmatica, né in una direzione né nell'altra. Come ha ricordato anche Benedetto XVI, sarà la realtà dei fatti a orientare il nostro pensiero e le nostre posizioni, che a priori non possono escludere la possibile esistenza di vita al di fuori della Terra, e dunque devono essere pronte ad accettare questa possibilità se dovessimo averne delle evidenze certe.

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