Lo Stabat Mater di Pergolesi e la Settimana Santa, di Carmen Soraci


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Musica  

Su iniziativa del Centro Culturale di Catania un evento che prelude alle celebrazioni della Settimana Santa: l'ascolto dello Stabat Mater di G.B. Pergolesi, magistralmente guidato e commentato da Pier Paolo Bellini, docente presso l'Università del Molise, General Editor della Collana "Spirto Gentil" fino al 2010, che svolge una proficua attività di guida all'ascolto di musica classica per Conservatori, Scuole e Centri Culturali.
Lo Stabat Mater fu commissionato a Pergolesi nel 1734 dalla confraternita napoletana dei "Cavalieri della Vergine dei Dolori" per officiare alla liturgia della Settimana Santa. Si tratta di una "Sequenza" (o Sequentia dal latino), un canto liturgico di origine medievale che veniva recitato o cantato nella celebrazione eucaristica prima della proclamazione del Vangelo e che rappresenta la prima forma di testo ritmato.
Nella sua brevissima vita, di soli 26 anni, Pergolesi, oltre a svolgere attività operistica, fu fecondo autore di musiche sacre. Ma solo a pochi mesi dalla sua morte si sono concentrate le composizioni più importanti: la Salve Regina e appunto lo Stabat Mater per soprano, contralto, orchestra d'archi e basso continuo. Tradizione vuole che quest'ultima composizione sia stata completata a pochi giorni dalla sua morte. Vi si rivela infatti fretta di scrivere, alcuni errori e disordini musicali di chi ha poco tempo davanti a sé. E a conclusione dell'opera egli stesso scrive: "Finis, Deo gratias!", un ringraziamento al Signore per avergli concesso il tempo di completare il suo lavoro. La Sequenza, il cui testo è attribuito a Jacopone da Todi, è suddivisa in 12 "stanze" o "numeri" che comprendono duetti e arie solistiche.
Attraverso un'analisi attenta della musica Bellini è riuscito a condurre l'ascoltatore ai piedi di quella Croce dove "Stava la Madre addolorata" e meditare le sofferenze di Maria durante la Crocifissione e Passione di Cristo.
Gli arpeggi dei violini, che nel loro andamento discendente disegnano le lacrime, la lunga durata di un suono che rappresenta il tempo, l'interminabile tempo a contemplare il Figlio che pende dalla croce! Una scala musicale ascendente che descrive un dolore sempre più acuto!... Ma ad un tratto la musica cambia nel ricordo di Lei, la "Benedetta" e di quel Figlio portato in grembo così come le era stato annunciato, ma poi la caduta clamorosa!! Il salto di intervallo di settima è la spada che trafigge! "Quale uomo non piangerebbe vedendo la Madre di Cristo in tanta sofferenza!"
E infine tutta l'orchestra che partecipa con i pianissimi singhiozzanti allo spegnersi lento della vita di Gesù.
Ma non è la fine! L'ultima preghiera, "Quando il corpo morirà fa che all'anima sia data la gloria del Paradiso"! È una invocazione intensissima, quella di essere salvati! E l'AMEN finale, cantato a piena voce, è come una roccia che non può essere scalfita, che afferma che questa possibilità c'è, e che è l'inizio della vita per tutti!
Bellini attraverso questo brano commenta, citando Giussani, "Tutto ciò che amiamo, desideriamo, godiamo, tutto ha la morte davanti, tutto ha un limite! Soltanto Cristo toglie questo limite, salva la vita che è in noi. E la storia che è stata raccontata dentro lo Stabat Mater viene vissuta nella storia del Cristianesimo come la possibilità di un bene che va oltre il limite, che salva dal limite".

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