Un po' di ordine nel caos, i Nobel per la Fisica 2021, di Francesco Riggi


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Scienza e Tecnologia

Vita difficile quella di un Premio Nobel, specie in Italia. Anche nel campo della Fisica, dove quest'anno il prestigioso riconoscimento ha premiato anche l'italiano Giorgio Parisi, oltre che il tedesco Klaus Hasselmann e il giapponese-americano Syukuro Manabe. Vita difficile, perché, fin da subito, ad un Premio Nobel si chiede di tutto: nel caso di Parisi, ad esempio, che confermi o smentisca l'appello, firmato anni addietro insieme ad altri docenti, per negare l'accesso a Papa Ratzinger all'Università "La Sapienza" di Roma; che prenda posizione sulle tematiche relative all'ambiente e ai cambiamenti climatici, possibilmente indicando la strada magica da percorrere; che entri nel dibattito politico odierno sostenendo questo o quell'altro schieramento o valutando le condizioni per le possibili alleanze tra Pd e M5S; che si pronunci sulla coesistenza di scienza e fede, che discuta dell'aumento del PIL, e così via.
Per certi versi non c'è nulla da obiettare verso queste aspettative nei confronti di persone che il grande pubblico inizia a conoscere proprio in occasione di questi riconoscimenti su scala mondiale, ma che negli ambienti accademici sono note da moltissimi anni. Le aspettative sono in genere basate sulla convinzione che un Premio Nobel - indipendentemente dalla sua area di specializzazione - possa e debba dare un parere illuminato su ogni aspetto del vivere umano, anche se un recente saggio di Silvano Fuso, Strafalcioni da Nobel, ha documentato come siano molteplici gli esempi in cui Premi Nobel affermati abbiano preso poi delle cantonate colossali al di fuori del loro campo di specializzazione.
E dunque? Non bisogna dare alcun peso alle affermazioni che tutti i Premi Nobel prima o poi fanno, o sono costretti dalle circostanze a fare, soprattutto nel periodo successivo all'assegnazione del premio? Possiamo stare tranquilli, passata l'inevitabile attenzione dei mass media e l'esaltazione del momento, i premi Nobel torneranno nella maggior parte dei casi a fare l'attività per cui sono stati giustamente premiati, quella di condurre un onesto e faticoso lavoro scientifico, che in molti casi ha aperto prospettive nuove in quel settore della conoscenza umana.
È il caso del Nobel 2021 per la Fisica, assegnato ai tre scienziati per i loro contributi su una tematica di grande interesse negli ultimi decenni, quella dell'ordine e del caos nei sistemi fisici, dal livello atomico alla scala planetaria. Per secoli la fisica ha studiato soprattutto il comportamento dei sistemi "predicibili", sistemi semplici - o semplificati - nei quali l'interazione tra due corpi non dipende dal resto dell'ambiente. Ma da tempo abbiamo imparato che di sistemi semplici nella realtà ne esistono ben pochi: la realtà è fatta di sistemi complessi, nei quali aspetti minimi possono produrre effetti imprevedibili e di grande portata, nei quali piccole variazioni possono portare a comportamenti finali completamente differenti, come accade ad esempio nel clima, in certi sistemi atomici, nei sistemi planetari - se considerati su lunghi periodi di tempo - o anche nei sistemi biologici. Parlare di dinamica caotica in questi sistemi non significa che tutto evolve senza alcuna regola; al contrario il comportamento caotico obbedisce a leggi ben precise, che ci consentono la comprensione di questi sistemi ad un livello più profondo del semplice determinismo. A queste dinamiche della complessità hanno dato contributi rilevanti, oltre che Parisi, gli altri due assegnatari del Nobel di quest'anno, in particolare per le variazioni climatiche. Aiutando, è il caso di dirlo, a mettere un po' d'ordine nel caos.
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